venerdì 28 settembre 2012

Il Palazzo dei Cartelloni e la Gioconda

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Al numero civico 11 di via Sant’Antonino, zona Mercato di San Lorenzo, spicca un nobile palazzo dalla facciata particolare. E’ palazzo Viviani, detto anche “dei Cartelloni” per via di tre grandi targhe pienamente scritte, presenti proprio sulla facciata del palazzo, due lateralmente ed una, più piccola, al centro. Vincenzo Viviani (1622-1703), matematico e astronomo, a metà del Seicento incaricò l’architetto Nelli di costruire il palazzo e decise anche di collocare sulla facciata queste epigrafi in onore di Galileo Galilei, di cui, Viviani  fu il discepolo più giovane. Viviani stesso dettò le iscrizioni latine che celebrano le principali invenzioni e  scoperte di Galilei (cannocchiale, pianeti medicei, macchie solari, resistenza dei solidi, traiettoria dei proiettili e il calcolo della longitudine in mare). A completare l’omaggio a Galilei, il busto dello scienziato, opera di Giovan Battisti Foggini, posto sopra l’ingresso principale del palazzo. Così Viviani, coraggiosamente, volle rende onore a Galileo che proprio in quegli anni era bandito e dimenticato per eresia, tanto che ci vollero secoli prima che ricevesse un monumento.
Infine un ultima curiosità sul palazzo. Palazzo Viviani fu fatto costruire dove un tempo erano presenti le case dei Del Giocondo, i committenti della Monna Lisa di Leonardo, il ritratto, secondo le recenti indagini storiche, di Lisa Gherardini, moglie del mercante Francesco Del Giocondo, da cui “Gioconda”.
RDF
Via Sant'Antonino, Palazzo Viviani, la facciata con i curiosi "cartelloni"

mercoledì 26 settembre 2012

Circolo Tennis Firenze, dove per la prima volta in Italia le donne furono ammesse a giocare

(Testo di Roberto Di Ferdinando)

Il Circolo Tennis Firenze fu fondato nel 1898 grazie all’iniziativa di 30 soci, nobili fiorentini  e membri della comunità inglese presente in città. Siamo alle origini del tennis italiano, l’associazione nazionale di lawn-tennis (il nome tennis trae origine da un errore di pronuncia degli atleti inglesi, infatti era obbligatorio, prima di lanciare la palla nel gioco della pallacorda, antesignano del moderno tennis, gridare l'avvertimento “tenez!” – tradotto dal francese come: “tenete!” – successivamente per distinguere il moderno tennis dal gioco della pallacorda [tennis], il primo fu chiamato lawn-tennis),  era stata fondata pochi anni prima, il 16 aprile 1894 a Roma ed il circolo fiorentino fu il quinto circolo italiano ad aderirvi. Fino ad allora a Firenze questo sport era stato praticato in strutture private, difatti si ricorda l’unico campo di tennis, presso la proprietà dell’industriale Cosimo Vittorio Cini che per l’appunto sarà il primo presidente del circolo e vi rimarrà in carica per oltre trent’anni. Grazie all’iniziativa di Cini e di altri soci, il circolo ottiene in affitto una parte del parco cittadino delle Cascine, dove vengono allestiti, prima un capo da tennis in erba e, poi, due in terra rossa. Nel 1900 l’impianto è dotato, dono di Cini al Circolo, dell’elegante palazzina, ancora oggi presente, opera dell’architetto fiorentino Pietro Berti. Sempre in quell’anno iniziano i primi tornei maschili e nel 1902, per la prima volta in Italia, il Circolo organizza tornei femminili.
Il Circolo Tennis Firenze sarà protagonista anche per un altro episodio. Infatti il 18 maggio 1910 si riuniscono qui i rappresentanti di 12 dei più importanti circoli nazionali, che decidono la nascita della Federazione Italiana Tennis (F.I.T.) ed è nominato presidente il fiorentino marchese Piero Antinori.
Data la sempre più ampia popolarità di questo sport a Firenze, il Circolo si amplia e tra il 1919 e il 1935 si dota di sei campi complessivamente (nel 1939 verrà aggiunta anche una piscina, opera degli architetti Gherardo Bosio e Pier Luigi Nervi), ed i risultati sportivi a livello nazionale si iniziano a vedere, infatti negli anni Trenta tra le prime 10 tenniste italiane, quattro sono le atlete Anna Luzzatti, Margery Maquay, Lucia Strozzi e Gabriella Malenchini, tutte tesserate dal Circolo Tennis Firenze. 
Durante la guerra l’attività sportiva fu sospesa, il Circolo divenne perfino un magazzino di viveri per conto degli Alleati, la pratica del tennis riprenderà a guerra finita, quando saranno realizzati altri 3 campi da tennis e sarà recuperata anche l’organizzazione del Torneo Internazionale di Firenze che si disputa tutti gli anni, dagli anni Trenta, nel mese di maggio. Il torneo si svolgerà, salvo una breve pausa a metà degli anni Settanta, fino al 1994. Il Torneo Internazionale di Firenze ha visto cimentarsi sui campi rossi delle Cascine, importanti tennisti, ricordo, Gardini, Merlo, Pietrangeli, Lendl e Nastase. Nel 1994 il Circolo decise di concentrare i propri sforzi e risorse nell’organizzazione di un torneo giovanile, under 18, che sarà platea di nuovi campioni, infatti, nell’albo d’oro di questo torneo sono scritti i nomi di Roger Federer e Jennifer Capriati.
Nella sua storia il Circolo ha ospitato anche incontri di Coppa Davis: con la Jugoslavia nel 1933, con l'India nel'58, con il Sud Africa nel '59, con la Russia nel 62 e l'Australia nel 93.
Oggi il Circolo dispone di dieci campi in terra battuta più due campi in manto sintetico.
RDF

martedì 25 settembre 2012

Il Carro Matto

(testo di Roberto Di Ferdinando)

Con la rievocazione del Carro Matto, l’offerta del vino, si rinnova un rito antico per Firenze ed il suo territorio. Infatti, fin dal Rinascimento, le campagne fiorentine erano solite offrire i prodotti della loro terra alla Signoria di Firenze, e quella della Val di Sieve (dove oggi si produce il vino Chianti Rufina DOGC), donava fin dal XV secolo al Signore di Firenze il suo miglior prodotto: il vino, che giungeva in città su una carovana di carri.
Sono passati i personaggi e gli amministratori delle città, ma il rito rimane intatto. L’ultimo sabato di settembre, mese della vendemmia, il sindaco del comune di Rufina, sull’Arengario di Palazzo Vecchio, offre, scomparsa la Signoria, alla città di Firenze il vino nuovo del Chianti insieme alle chiavi della “Contea di Turicchi” (così si chiamava nel Trecento la zona di Rufina). Questo vino giunge in città trasportato su un carro tradizionale, contenente 1.500 bottiglie impilate in una piramide di intrecci (a cesta) fatti a mano con la paglia, trainato da due bovi di razza chianina e prima di giungere all’Arengario, fa sosta dinanzi al Duomo, dove è benedetto dal Vescovo. Durante la Repubblica di Firenze il vino sostava per la benedizione, alla chiesa di San Michele, protettore dei vinattieri, in via dei Calzaioli.
Il carro oggi è una fedele copia degli originali carri che fin dal Quattrocento erano usati per portare in città anche fino a 2.800 fiaschi di vino alla volta, e per la loro curiosa forma a piramide furono battezzati i “carri matti”
RDF

Il "Carro Matto" nel Museo del Vino di Rufina.
(Foto tratat da: http://www.loveflorence.eu)

29 settembre - Carro Matto - Offerta del Vino

29 settembre - Carro Matto - Offerta del Vino

PIAZZA DELLA SIGNORIA ORE 16.30

Da Rufina 2000 fiaschi di vino vengono disposti a piramide su un “Carro matto” per arrivare in piazza della Signoria per la celebrazione dell’offerta del vino.

Dalle 15.30 Corteo storico della Repubblica Fiorentina

lunedì 24 settembre 2012

29 e il 30 settembre - Giornate Europee del Patrimonio 2012

Come di consueto, l’Italia aderisce, insieme ad altri 49 Stati Europei, alle Giornate Europee del Patrimonio 2012 che avranno luogo nel nostro Paese il 29 e il 30 settembre, con lo slogan, ormai consolidato: “L’Italia tesoro d’Europa”.

Ingresso gratuito nei musei, gallerie e zone archeologiche statali

le iniziative in Toscana:
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuServizio/EventiCorrelati/index.html_1094907013.html

giovedì 20 settembre 2012

Cena Bianca – 22 settembre dalle ore 19.30 in via Martelli -

Cena Bianca – 22 settembre dalle ore 19.30 in via Martelli -

Per partecipare è indispensabile seguire le seguenti indicazioni:

• Vestirsi completamente di bianco, abiti, gadget, cappelli.

• Portarsi piatti bianchi, posate, un bicchiere di vetro. Non di plastica! ...un fiore bianco.

• Portarsi la cena da casa. I tavoli con tovaglie bianche e sedie si troveranno già sistemati.

• PRENOTARE a: produzione@ventilucenti.it - 348 4591562.


mercoledì 19 settembre 2012

Le mie fonti: Il canto dei Bischeri

Il canto dei Bischeri
di Franco Ciarleglio

Il nuovo e completo Struscio Fiorentino tra curiosità, leggende, aneddoti e credenze popolari della Firenze medievale e rinascimentale. Con appunti per uno Struscio Toscano


© Sarnus 2010, cm 17x24, pp. 192, ill. col., cart., € 18,00
ISBN: 978-88-563-0032-1 
Collana: Il Segnalibro, 22
Settore: DSU1 / Storia

I Gonfaloni di Firenze

Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

In via Sant’Agostino, appena dopo piazza Santo Spirito, sul lato sinistro, a mezza altezza, i più attenti potranno notare un rettangolo di pietra serena, diviso a sua volta da due quadrati che contengono  uno, un drago e, l’altro, una frusta (sferza) a cinque strisce alle cui estremità spiccano dei pallini di piombo (flagellum). Questa pietra è in pessime condizioni e non è facile scorgere le linee delle due figure sopra rappresentate, ma merita soffermarsi e sforzarsi nella sua osservazione, in quanto questa insegna è l’unica rimasta ancora a Firenze ed in passato serviva ad indicare i confini tra due Gonfaloni. Infatti, nei secoli andati i quattro quartieri in cui era divisa la città (gli stessi del Calcio Storico), erano a loro volta divisi in altrettanti territori (Gonfaloni) che rappresentavano l’istituzione amministrativa più piccola e vicina al cittadino, garantendo così un completo e capillare controllo di Firenze.
Il Quartiere di San Giovanni era composto dai seguenti Gonfaloni: Chiavi (zona San Marco e Santissima Annunziata), Vaio (Santa Maria del Fiore), Drago Verde (Santa Maria Maggiore) e Lion d’Oro (San Lorenzo). Invece il Quartiere di Santa Maria Novella si componeva del Gonfalone di Lion Bianco (la zona intorno alla chiesa di Santa Maria Novella), Lion Rosso (San Pancrazio e Santa Trinita), Vipera (Sant’Apostoli) e Unicorno (Ognissanti). Il Quartiere di Santa Croce aveva il Gonfalone Bue (piazza Santa Croce), Lion Nero (San Remigio), Ruote (Sant’Ambrogio) e Carro (Orsanmichele e Palazzo Vecchio). Infine il Quartiere di santo Spirito con i suoi quattro Gonfaloni: Nicchio (San Jacopo e Santa Felicita), Scala (San Niccolò), e, i “nostri”, Sferza (Santo Spirito) e Drago (San Frediano).
Curiosamente molti nomi di questi Gonfaloni ricordano quelli delle contrade senesi.
RDF

Via Sant'Agostino, l'insegna dei Gonfaloni di Sferza e Drago
Via Sant'Agostino, i Gonfaloni di Sferza e Drago

martedì 18 settembre 2012

La Chiesa di Santa Reparata

Articolo Pubblicato su Firenze Informa di Luglio-Settembre 2012
Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

Nella pavimentazione di Piazza San Giovanni, tra il Duomo e la porta orientale (del Paradiso) del Battistero, è possibile notare in cinque punti, delle pietre che per taglio, qualità e colore si differenziano da tutte le altre che le circondano. Sono i basamenti delle colonne del portico dell’antica cattedrale di Santa Reparata, al posto della quale nel 1296 fu eretta Santa Maria del Fiore. Di questa antica chiesa rimangono oggi visibili solo queste pietre, unici resti esterni, e la cripta a cui si accede dalla navata destra del Duomo.
La costruzione della cattedrale di Santa Reparata è legata ad un fatto storico. Fu infatti eretta per celebrare la vittoria dell’esercito romano e fiorentino con a capo Stilicone su Radagaiso, re degli Ostrogoti, che aveva invaso la piana fiorentina con il suo esercito sul finire del 300, vittoria avvenuta,  si narra,  tra il 405 ed il 406 d.C., proprio nel giorno di Santa Reparata, in ottobre (sebbene esistano scritti che indicano la vittoria avvenuta in agosto). Non si esclude però che la chiesa esistesse ancor prima e fosse dedicata a San Salvatore, e solo successivamente, appunto per la vittoria sugli Ostrogoti, intitolata a Santa Reparata. Ad ogni modo, la Signoria di Firenze nel 1353 stabilì ufficialmente la leggenda della fondazione della basilica come ringraziamento di Santa Reparata.
L’architettura della cattedrale paleocristiana fu nei secoli successivi modificata fino a disporre di tre navate divise da sette coppie di pilastri, cappelle laterali absidiate e di un portico. Il pavimento era completamente rivestito di mosaici con simboli paleocristiani, mentre la facciata, si presume, era decorata con marmi policromi simili a quelli del Battistero. La chiesa misurava in lunghezza m 58,5 all'interno, abside inclusa, e in larghezza m 25/26 (nel confronto Santa Maria del Fiore misura in lunghezza m 153, ed in larghezza alle navate m 38 circa, al transetto m 90). Nel IX secolo fu ampliata anche la cripta in cui furono traslate dalla chiesa di San Lorenzo le spoglie di San Zanobi divenendo così Santa Reparata la nuova sede vescovile.
Con l’apertura del cantiere per la costruzione di Santa Maria del Fiore, la chiesa di Santa Reparata continuò a rimanere aperta e ad essere officiata. Solo nel 1375 fu definitivamente chiusa e demolita per far spazio alla nuova costruzione del Duomo.
RDF

Piazza Duomo - basamento della chiesa di Santa Reparata
Piazza Duomo - basamenti della chiesa di Santa Reparata

venerdì 14 settembre 2012

La miniatura della Cupola del Brunelleschi

Articolo Pubblicato su Firenze Informa di Luglio-Settembre 2012
Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Passeggiando nel verde e accogliente Parco dell’Anconella, a lato del sentiero che corre lungo Via di Villamagna, si nota una struttura in mattoni parzialmente scoperta e con aperture laterali. E’ la miniatura della Cupola del Duomo di Firenze, realizzata nel 2007 per volere della precedente amministrazione comunale nel ambito della riqualificazione del parco. Questa cupola è l’esatta riproduzione in scala 1:5 dell’originale del Brunelleschi. Inizialmente il progetto fu proposto dall’architetto Giovanni Michelucci (lo stesso che ha progettato la stazione di S.M. Novella), che suggerì anche di completarla solo per due terzi per permettere così la visione interna della struttura. Quest’opera però fu realizzata solo molto più tardi grazie al disegno ed all’impegno dell’architetto Massimo Ricci. Ricci ha studiato per anni la Cupola del Duomo nell’intento di svelare il segreto progettistico utilizzato dal Brunelleschi nel realizzarla, e la riproduzione in scala è il risultato di queste sue ricerche. Ricci realizzando la miniatura ha verificato il sistema delle centine mobili (basi di appoggio), ed il ruolo dei mattoni apparecchiati a “spina di pesce” con la curva di riferimento della corda mobile utile alla loro posa da parte dei muratori. La costruzione di questa cupola in miniatura è stata effettuata utilizzando mattoni in scala anch’essi 1:5, ed impiegando riproduzioni degli strumenti dell’epoca (corda, filo a piombo, centine mobili in legno, carrucole alzate a mano), mentre la mano d’opera è stata fornita dagli studenti della Scuola Edile della Provincia di Firenze. Gli studi di Ricci, dimostrerebbero che Brunelleschi riuscì ad erigere la Cupola, superando le immani difficoltà di realizzazione della muratura (muratura a corda blanda), disponendo i mattoni a spina di pesce, disposizione ben osservabile nella miniatura nel parco. Oggi questo modello in scala è al mondo l’unica rappresentazione fisica aperta della Cupola, acquisendo così un notevole interesse culturale e scientifico.
RDF

Parco di Villamagna - la miniatura della cupola del Brunelleschi

Parco di Villamagna - la miniatura della cupola del Brunelleschi, particolare dei mattoni disposti a "spina di pesce"


Le mie fonti: FIRENZE INSOLITA E SEGRETA

Titolo: FIRENZE INSOLITA E SEGRETA
Editore: Jonglez
Genere: Guida
Argomento: Firenze
Pagine: 351
Data Pubblicazione: Maggio 2011

Il lampredotto


Testo di Roberto Di Ferdinando

Il lampredotto è l’ultimo dei quattro stomaci dei bovini (termine scientifico “abomaso”) , ed è formato da una parte grasse (gala) ed una più magra (spannocchia) che contribuiscono a dargli un sapore allo stesso tempo forte e delicato.  Il lampredotto è il tipico piatto della cucina “povera” fiorentina e si mangia quasi esclusivamente a Firenze. Non a caso, l’origine del suo nome è tipicamente fiorentina, infatti, prende il nome dalla lampreda, una specie di anguilla, che un tempo popolava le acque dell’Arno, di cui ricorda la forma.
Il lampredotto è difficile trovarlo nelle macellerie ed ancor più difficile mangiarlo nei ristoranti cittadini, per gustarlo occorre rivolgersi ad uno dei numerosi chioschi o carretti di lampredottai (venditori di lampredotto) presenti nel centro e nelle periferie della città, che, specialmente nella pausa pranzo, si affollano di avventori.
Il lampredotto è cotto a lungo in acqua con pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano. Una volta cotto è possibile mangiarlo come un normale bollito e condito con la salsa verde, oppure, come è più comunemente apprezzato a Firenze, tagliato a pezzetti a farcire un panino toscano salato (semelle) la cui parte superiore viene insaporita e ammorbidita immergendola nel brodo di cottura del lampredotto. Il tutto poi è cosparso di olio piccante o peperoncino. Può essere servito anche in “zimino”  cioè in umido con verdure lesse, ad esempio le bietole.
RDF

mercoledì 12 settembre 2012

Le mie fonti: Il Dizionario dell'Arno

Dizionario dell'Arno - Viaggio attraverso la vita, la storia, i personaggi del fiume e della sua terra
A cura di Giovanni Menduni.

Un dizionario atipico, nel quale si mescolano temi letterari, geo-grafici, storici, tecnici per ricostruire un'immagine ragionata e appassinata dell'Arno.

Ed. Aida, 2006
F.to 11,8x19,8 cm ? pp. 244
Brossura filo refe
Illustrazioni a colori

La “Rari”

Testo di Roberto Di Ferdinando

“Adparent rari nantes in gurgite vasto “ (appaiono rari naufraghi nell’immenso mare), così descrive Virgilio il naufragio d’Enea nel Primo Libro dell’Eneide. E dal quel “rari nantes” molti circoli di nuoto attinsero, sul finire dell’Ottocento, per darsi un nome. Il primo in assoluto fu a Roma, sul Tevere, fondato il 15 agosto 1891 dal trentino Achille Santoni. Invece la Rari Nantes Florentia nasce nel 1904, sebbene un piccolo gruppo di soci fosse già attivo fin dal 1901, con la costruzione di uno chalet in legno sulle rive dell’Arno, nel quartiere Colonna, in zona di Gavinana, nello stesso luogo dove ancora oggi vi è la sede storica. La “Rari”, come i fiorentini sono soliti chiamare la società, scelse questo luogo in quanto qui l’acqua del fiume cittadino era molto invitante e pulita. Infatti, le attività sportive (nuoto, pallanuoto e tuffi) si svolgevano tutte nelle acque dell’Arno che erano delimitate da delle barriere di legno. Solo negli anni Sessanta furono abbandonate queste acque in seguito alla costruzione della moderna piscina in muratura ancora presente ed attiva.
Il sodalizio biancorosso della “Rari” è una delle società sportive più importanti d’Italia ed in assoluto la più titolata in Toscana: dal 1929 ad oggi è 'unica squadra in Italia ad aver sempre disputato i campionati di pallanuoto maschile nella massima divisione, senza essere mai retrocessa, ed ha conquistato nella sua storia nove scudetti (1933, 1934, 1936, 1937, 1938, 1940, 1948, 1976, 1980) una Coppa Italia (1976) e una Coppa Len (2001) nella pallanuoto; sette volte sul podio più alto dei campionati  a squadre (1983, 1984, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990) e cinque negli assoluti italiani nei tuffi ed 87 riconoscimenti nelle varie  specialità del nuoto. Con questo palmares, la Rari è la società toscana con più titoli, oltre a contare 1000 soci ed a gestire quattro impianti (quello storico sull’Arno, la piscina dello stadio comunale a Firenze, quella del comune di Pontassieve ed a Montevarchi).
RDF
Lo "Chalet", la sede storica della Rari Nantes
(immagine tratta da: http://www.iltazebao.it)

lunedì 10 settembre 2012

Conferenza - Amerigo Vespucci e Giuseppe Garibaldi: eroi di due età e di due mondi

Lunedi, 17 Settembre 2012 alle ore 17.00

presso la Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, Via Pian dei Giullari, 36A - Firenze
si terrà l'incontro dal titolo

"Amerigo Vespucci e Giuseppe Garibaldi: eroi di due età e di due mondi"

All'incontro sarà presente l'eurodeputato Niccolò Rinaldi, capo delegazione di Italia dei Valori al Parlamento Europeo e Vice Presidente Gruppo ALDE, che presenterà il suo nuovo libro

"Oceano Arno, i navigatori fiorentini"

domenica 9 settembre 2012

Modi di dire: “a ufo!”

Testo di Roberto Di Ferdinando

L’espressione “a ufo”  è entrata ufficialmente nell’uso della lingua italiana e non ha niente a che fare con gli extraterrestri, ma, invece, è utilizzata per indicare qualcosa che è gratuito; ad esempio molto comune è la frase: “mangiare a ufo!” (mangiare molto e gratuitamente). L’origine di questo curioso e particolare modo di dire per alcuni deriverebbe dall’iscrizione latina “Ad usum fabricae” (ad uso della fabbrica), che nei secoli passati era affissa con il suo acronimo (A.U.F.) sui materiali (pietre e legno) che erano trasportati nelle città italiane per la costruzione delle locali cattedrali. Infatti, i materiali con tale contrassegno non erano soggetti a dazi e quindi passavano gratuitamente le dogane. I legni ed i marmi per la costruzione Santa Maria del Fiore erano trasportati dalla costa verso Firenze, alla Fabbrica del Duomo, lungo l’Arno ed erano contrassegnati dalla sigla A.U.F. che garantiva loro di essere esenti dalle gabelle. Nascerebbe così il modo di dire “a Ufo” che sarebbe poi la distorsione dell’acronimo A.U.F.
Per altri , invece, l’espressione “a Ufo!”, trarrebbe origine dalla sigla Ex Uffo, che nel Medio evo era apposta sulla corrispondenza della Repubblica Fiorentina ed indicava che era esente dalle spese di spedizione.
RDF

venerdì 7 settembre 2012

La Fiorentina di Via Bellini

Testo di Roberto Di Ferdinando

Il 21 aprile del 1927, la Fiorentina disputa il suo primo incontro internazionale, avversario di turno il Lugano FC, squadra apprezzata nell’allora panorama calcistico europeo. La partita si conclude con il successo dei biancorossi fiorentini (le maglie viola arriveranno più tardi) per 3 a 1; curiosità del periodo le due squadre si ritroveranno poi alla sera in una conviviale cena in un ristorante cittadino. La vittoria è conquistata  davanti ad un folto gruppo che si è radunato sulle gradinate dello stadio di Via Bellini che per anni sarà la casa dei gigliati (anche per lo stadio Comunale occorrerà aspettare qualche anno).
Fino ad allora il calcio (football) a Firenze era stato praticato da varie squadre cittadine negli spazi verdi del Parco delle Cascine, sul prato del “Quercione”, ma nel 1917, l’amministrazione comunale vieta la disponibilità del parco per le attività sportive, costringendo le due principali società del momento a trovare una nuova sistemazione: il Club Sportivo Firenze scelse l’area verde presso il Velodromo delle Cascine, mentre la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas quello tra Via Paisiello e la ferrovia. Ma per la Libertas tale sistemazione risulterà ben presto inadeguata, tanto che i suoi soci si attivano per cercare una nuova locazione dove poter costruire un moderno impianto sportivo. La scelta cade sull’area dove sorge una fornace di mattoni ormai dismessa, tra Via Maragliano e Via Bellini, luogo vicino a Via della Scala dove, nell’antico refettorio della basilica di Santa Maria Novella aveva la sede la Libertas. Nel 1920 iniziano i lavori per il nuovo stadio, che sarà in cemento armato con supporti in legno, dotato di due tribune parallele, di cui una coperta con posti a sedere e l’altra scoperta con posti in piedi, capaci di ospitare 10.000 persone, e dotato di una pista ciclistica ed una di atletica. L’impresa edile incaricata della realizzazione è la Sas Costruzioni Callisto Pontello (negli anni Ottanta la famiglia Pontello sarà proprietaria dell’AC Fiorentina), costo dell’operazione 500.000 lire. Lo stadio di Via Bellini, chiamato “Stadio Velodromo Libertas”, è inaugurato il 2 aprile del 1922 e la prima partita che vi si disputa è tra la sezione calcio della Libertas e la Valenzana, è il 18 di aprile 1922. Il 16 luglio 1922 vi si svolge la gara di ritorno per i play-out tra la blasonata Inter e la Libertas, i padroni di casa usciranno sconfitti. Nell’agosto del 1926, in seguito alla fusione della Libertas con Club Sportivo Firenze, nasce l’AC Fiorentina, e lo stadio di Via Bellini diventerà il campo di casa della neonata società che vi disputerà il primo incontro, amichevole, il 29 settembre 1926, contro la Sampierdarenese (risultato finale 2-2), Il primo incontro ufficiale, valevole per il campionato di Prima Divisione 1926-1927, invece, si svolge qui il 3 ottobre 1926 contro il Pisa, con un risultato finale di 3-1. Mentre, il 22 settembre 1929, sempre in questo stadio, in un'amichevole con la Roma, la squadra toscana scende in campo per la prima volta nella sua storia con le maglie di colore viola. La Fiorentina disputerà le sue partite in casa in via Bellini fino alla stagione 1930-31, quando il marchese Luigi Ridolfi, presidente della società ed illuminato mecenate, decise di dotare la città di un impianto moderno, nasce così il Comunale (allora intitolato al fascista Giovanni Berta) di Campo di Marte. Lo stadio di Via Bellini, svolgerà ancora la sua funzione come campo da gioco per le giovanili viola fino al secondo conflitto mondiale,  e sarà arrivo anche di due tappe del Giro d’Italia (1923 e 1924), poi durante la guerra diventerà un rifugio anti aereo, per poi essere demolito negli anni ’50 nell’ambito del nuovo piano urbanistico che interessò il quartiere.
RDF

Post correlati:
Perché la Fiorentina ha la maglia viola?: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/01/perche-il-colore-viola-per-la.html
Il Marchese Luigi Ridolfi: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/06/il-marchese-luigi-ridolfi.html

giovedì 6 settembre 2012

Domenica 9 settembre 2012: Un bacione a Firenze - La Domenica del Fiorentino

Domenica 9 settembre 2012: Un bacione a Firenze - La Domenica del Fiorentino

Torna dopo la pausa estiva "La Domenica del Fiorentino" giornata di ingresso gratuito per i nati e/o per i residenti a Firenze e provincia.
Per partecipare alla giornata è necessario essere muniti della tessera ‘Un bacione a Firenze’: chi ha già partecipato alle precedenti ‘domeniche’ ne è già in possesso, mentre chi ne è sprovvisto può ritirarla gratuitamente presso la sede degli Urp (Uffici relazioni con il pubblico) della città.

Domenica 9 settembre sarà possibile accedere liberamente a:

- Museo e Torre di Palazzo Vecchio 
- Museo Stefano Bardini
- Fondazione Salvatore Romano
- Museo di Santa Maria Novella
- Torre di San Niccolò

In alcuni di questi luoghi potranno essere effettuate inoltre, esclusivamente su prenotazione,  visite guidate,  percorsi animati e laboratori artistici.

Programma di attività e visite su prenotazione
La prenotazione è obbligatoria e gratuita e si può effettuare telefonando dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 17.00 e la domenica dalle 9.30 alle 12.30 a: +39 055 2768224 o +39 055 2768558 oppure inviando una e-mail a: info.museoragazzi@comune.fi.it
Info e prenotazioni : www.palazzovecchio-museoragazzi.it

mercoledì 5 settembre 2012

L'uso della forchetta nasce a Firenze

Testo di Roberto Di Ferdinando

L’utilizzo della forchetta a tavola era già presente ai tempi degli antichi greci e dei romani, sebbene la maggior parte delle persone era solita usare solo le mani. Forchette o ditali (per non bruciarsi o sporcarsi le dita) erano in uso solo tra i nobili. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e le invasioni barbariche tale utensile da tavola perse fascino ed utilizzo tanto da scomparire quasi definitivamente. Riapparve in Europa, ed in particolare in Italia, solo intorno all’anno Mille  grazie alla principessa Maria Argyropoulaina, nipote di Costantino VIII, sposa del figlio Giovanni Orseolo, figlio del doge veneziano Pietro II Orseolo che la  introdusse a Venezia. Ma testimonianze certe del comune uso della forchetta si hanno proprio a Firenze, nello specifico nella famiglia dei Pucci, come rappresentato da Sandro Botticelli nel suo dipinto Nastagio degli Onesti commissionato come regalo di nozze da Lorenzo il Magnifico nel 1483. La forchetta tornò quindi di moda tra i nobili fiorentini ed in particolare alla corte dei Medici e proprio ad un’esponente della potente famiglia fiorentina si deve la moderna diffusione in Europa dell’elegante e igienico utensile: Caterina de’Medici. Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici ( detta Caterina de' Medici “1519-1589”), fu regina consorte di Francia dal 1547 al 1559 come sposa di Enrico II e introdusse la forchetta alla corte francese, “era un vero spasso vederli mangiare, perché coloro che non erano abili come gli altri facevano cadere sul piatto, sulla tavola a terra, tanto quanto riuscivano a mettere in bocca” (corsivo tratto da Sette-Corriere della Sera).
Ovviamente la forchetta non poteva sottrarsi allo scontro tra guelfi e ghibellini. Infatti, le due fazioni la utilizzavano diversamente, per distinguersi e riconoscersi. I guelfi la poggiavano alla destra del piatto, i ghibellini, invece, la posavano orizzontalmente, nella parte alta e verso il centro della tavola.
RDF

lunedì 3 settembre 2012

Magnifici Tre - I Libri Gioiello di Lorenzo de'Medici

Dall'11 settembre

MAGNIFICI TRE
I LIBRI-GIOIELLO
DI LORENZO DE’ MEDICI

BIBLIOTECA MEDICEA LAURENZIANA

La prima mostra interamente dedicata ai più preziosi codici miniati di Lorenzo il Magnifico, che dopo cinque secoli saranno riuniti ed esposti in Italia.

Info www.magnificitre.it