martedì 31 luglio 2012

Il nuovo Palazzo di Giustizia è tra i più brutti edifici del mondo

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando
Firenze è famosa per i suoi monumenti ed opere architettoniche di rara bellezza e realizzati con stile armonico, tanto che il centro storico della città è stato dichiarato dall’Unesco, patrimonio dell’Umanità. Ma da oggi, Firenze dovrà annoverare tra i suoi palazzi ed opere d’arte, anche uno dei più brutti edifici del mondo: il nuovo Palazzo di Giustizia di Novoli (il quartiere a nord della città). Infatti, i curatori del sito Virtual Tourism (http://www.virtualtourist.com/) hanno chiesto ai loro lettori, quale fosse l’edificio più brutto visitato nei loro viaggi. E al 5° posto di questa classifica si è posizionato il palazzo fiorentino (il podio vede invece al primo posto la Sheffield Hallam University,  in Gran Bretagna , seguito dal Grand Lisboa Hotel di Macau, in Cina, ed al terzo posto l’M2, di Tokyo).
Il nuovo Palazzo di Giustizia si estende su una superficie di 126.000 metri quadrati (molti gli spazi sotterranei) e si compone di 15 edifici. Fu progettato negli anni Ottanta dagli architetti Leonardo Ricci e Maria Grazia Dall’Erba (marito e moglie). La struttura è alta, nel suo picco, 76 metri, ed è il terzo edificio più alto dopo la Cupola del Duomo (114 metri) e la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio (95 metri), stravolgendo così il panorama settentrionale della città.
Periodicamente è possibile visitare con guida gli ambienti interni di questa cittadella della giustizia, la seconda più grande d’Italia, dopo quella di Torino.
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Ingresso nord del nuovo Palazzo di Giustizia di Novoli
Ingresso sud del nuovo Palazzo di Giustizia di Novoli

lunedì 30 luglio 2012

Il Duca de’Broccoli

Testo di Roberto Di Ferdinando

Il quartiere di Legnaia oggi è interamente inglobato nel territorio cittadino, ma fino a pochi decenni fa era un popoloso borgo separato da Firenze; non solo, nell’Ottocento, fino alla proclamazione di Firenze Capitale era un comune (Legnaja) a sé stante, con una propria ed effettiva autonomia amministrativa, e  contava oltre 8.000 abitanti.
Il quartiere di Legnaia trae il suo nome dal fatto che fin dall’antichità qui avevano sede i depositi di legname che serviva al fabbisogno domestico, commerciale ed edile di Firenze, ma era famoso anche per la produzione agricola di broccoli.
Ma a Legnaja si svolgeva anche un’antica festa, la proclamazione del “Duca de’ Broccoli”, celebrata fino a vent’anni fa. Tale evento nasce da un fatto storico. Infatti, nel 1342 i nobili fiorentini, per sedare gli scontri tra le fazioni e garantire l’amministrazione della città, ingaggiarono il Duca di Atene, Gualtiero di Brenne, quale podestà di Firenze. Ma ben presto i modi e la condotta del Duca si manifestarono quelli di un dittatore, atteggiamenti ai quali i fiorentini subito si ribellarono, tanto che il 26 luglio del 1343 (giorno di Sant’Anna, santa che dal quel dì diventerà la protettrice della città) il Duca di Atene, utilizzando la piccola porta ancora visibile in via della Ninna, riuscì a sottrarsi all’assedio del popolo fiorentino a Palazzo della Signoria e darsi alla fuga.
Da quel momento, in ricordo di quel giorno di liberazione a Firenze e nei borghi vicini, ogni anno il 26 di luglio si iniziò a festeggiare con burle e libagioni la liberazione dall’odiato dittatore, ed a Legnaja si celebrava, quale parodia del Duca di Atene, la proclamazione del Duca de’Broccoli. Un figurante, nelle vesti del Duca, era fatto salire su un mulo e sbandierando uno stemma che raffigurava un broccolo apriva un corteo di carri, animali, uomini mascherati e ortaggi che attraversava tra canti e danze il borgo.

mercoledì 18 luglio 2012

Sant’Anna protettrice di Firenze

Testo di Roberto Di Ferdinando

Il 24 giugno di ogni anno i fiorentini celebrano solennemente San Giovanni Battista, il patrono di Firenze, ma in pochi sanno invece che Firenze ha anche una patrona, Sant’Anna. Sant’Anna fu eletta protettrice di Firenze quando la città riuscì a liberarsi di Gualtieri di Brienne, il duca di Atene, che, chiamato per governare la città e per mediare tra le fazioni politiche e le famiglie nobili cittadine in lotta per il potere della città, ben presto era divenuto un odiato dittatore. La cacciata del duca avvenne il 26 luglio del 1343, per l’appunto il giorno di Sant’Anna, che così per Firenze divenne il simbolo della libertà ritrovata.
Nei secoli passati Firenze ha riservato i più alti onori alla santa a cui fu molto devota. Nella Chiesa di Orsanmichele, in una vela del soffitto, sopra l’altare di sinistra, dedicato proprio a Sant’Anna, è dipinta l’immagine della santa, opera trecentesca di Mariotto di Nardo, in una curiosa e unica posa: abbraccia la città, si vedono infatti le mura trecentesche, il Battistero e le case-torri del periodo. L’affresco esalta il forte legame tra la santa e Firenze e il suo ruolo di protettrice della città. Sempre in Orsanmichele nel 1522 fu posizionato, sempre in prossimità dell’altare dedicatole, la scultura della santa, opera di Francesco di Sangallo. Perfino i Medici scelsero Sant’Anna quale protettrice della loro famiglia. Ma poi con la Controriforma le celebrazioni solenni vennero meno, e si volle esaltare il ruolo di Anna solo quale madre di Maria, e così in breve tempo il culto dei fiorentini verso la loro protettrice si affievolì. Solo recentemente l’amministrazione cittadina ha rintrodotto i festeggiamenti per la santa, anche se in tono minore rispetto a quelli riservati a San Giovanni Battista.
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Orsanmichele, affresco che raffigura Sant'Anna che protegge Firenze
(immagine tratta da: http://www.zoomedia.it/)

26 LUGLIO - FESTA DI SANT’ANNA Protetrice di Firenze - Corte Storico
Alle 21 dall’Arengario di Palazzo Vecchio partenza del Corteo della Repubblica fiorentina che raggiungerà il Duomo e la Chiesa di Orsanmichele per l’offerta dei ceri.

martedì 17 luglio 2012

Firenze Low Cost

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Giovedì 19 luglio: Piazze e piazzette d’Oltrarno

Gio 19/7 Piazze e piazzette d’Oltrarno
Ore 18.30 Ponte Vecchio, al monumento a Benvenuto Cellini
FIRENZE

Suggestiva passeggiata al tramonto alla scoperta dell’Oltrarno fiorentino e dei quartieri di Santo Spirito e San Frediano, dello loro viuzze strette e delle loro piazze e piazzette tipiche, dove ancora vive e si respira la fiorentinità piùautentica. Il percorso si snoderà da Ponte Vecchio attraverso i vicoli, le piazzette, come Piazza della Passera con il suo  nome e la sua storia curiosi, e le meravigliose piazze di Santo Spirito e del Carmine, alla ricerca di angoli tipici, curiosità e aneddoti storici.

Durata dell’itinerario 2 ore circa
Prenotazione obbligatoria
Info e prenotazioni 055-5520407 e a turismo@archeologia.it

lunedì 16 luglio 2012

Il papa sepolto nel Battistero

Testo di Roberto Di Ferdinando

All’interno del Battistero, a destra dell’abside, sorge un magnifico sepolcro con sculture e bassorilievi di Donatello e Michelozzo. Una monumentale urna funebre degna di un papa, e difatti qui è sepolto proprio un papa, Giovanni XXIII, cioè Baldassarre Cossa, eletto pontefice dal Concilio di Pisa del 1410. Non c’è alcun errore, si tratta proprio di papa Giovanni XXIII e non è Angelo Giuseppe Roncalli. Andiamo per ordine.
Baldassarre Cossa nasce a Procida (Ischia) nel 1370, studia a Bologna e si laurea in diritto, ma il suo futuro sarà nella Chiesa. Grazie al potere ed all’influenza della sua famiglia, la sua carriera ecclesiastica è molto rapida. Nel 1402 è nominato cardinale diacono di Sant'Eustachio, l’anno successivo è Legato per Bologna. La sua autorevolezza aumenta sempre più tanto da impegnarsi in prima persona per ricomporre lo Scisma d’Occidente, facendo da intermediario tra il papa romano Gregorio XII e l’avignonese Benedetto XIII. Un ambizioso intento che ben presto fallisce, ma Baldassarre non si perde d’animo e decide di convocare lui stesso un Concilio, a Pisa; siamo nel 1408. Il Concilio è finanziato dallo stesso Baldassare e in parte da Firenze, con cui Cossa aveva legato una sorta di alleanza diplomatica ed economica grazie anche agli accordi commerciali con Giovanni di Bicci de' Medici, e da Luigi d’Angiò. Il Concilio, che si tenne da marzo a giugno 1409, depose i due pontefici e nominò Alessandro V e l'anno successivo, dopo la sua morte il 10 maggio 1410, lo stesso Cossa, che scelse il nome di suo padre e divenne così Giovanni XXIII. Ma Baldassarre desiderava essere sostanzialmente  il pontefice di tutta la Chiesa e quindi iniziò a tessere varie e pericolose alleanze nella penisola italiana, che ben presto lo portarono a privarsi dell’appoggio di Luigi d’Angiò ed a inimicarsi l’Imperatore del Sacro Romano Impero, Sigismondo. Tanto che quest’ultimo nel 1415 lo fece deporre dal Concilio di Costanza ed arrestare nel castello di  Heidelberg.
L'11 novembre 1417 è eletto papa Martino V, il quale si adoperò per liberare il Cossa. Intervenne anche Giovanni di Bicci de' Medici, che pagò per la sua liberazione 30.000 fiorini. Baldassare, che tentò in vano un’altra fuga, si rassegnò al suo destino e giunse a Firenze il 23 giugno 1418 presentandosi, in abiti civili, davanti a Martino V riconoscendolo così come il legittimo pontefice. A sua volta il papa concesse al Cossa di rientrare nel Sacro Collegio come vescovo di Tuscolo. Baldassare Cossa morì a Firenze il 21 dicembre 1418 e fu sepolto, come da lui richiesto, nel Battistero di Firenze nella splendida sepoltura costruita da Donatello e Michelozzo tra il 1425 ed il 1430.
Ma baldassare Cossa fu papa o antipapa? Nonostante il Concilio di Costanza ne stabilì la destituzione, nell’Annuario Pontificio fino al 1947 appare, nella successione dei papi, il nome di Giovanni XXIII (cioè Baldassare Cossa), e solo in quell’anno, dopo 500 anni, fu tolto. Papa Roncalli disconobbe però  la successione e la legittimità di papa Cossa, pretendendo lui il nome di Giovanni XXIII. Curiosamente non ebbe stessa sorte il predecessore di Cossa, Alessandro V, al quale fu riconosciuta la legittimità pontificia, infatti dopo di lui c’è stato un Alessandro VI.
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Battistero, il sepolcro di Giovanni XXIII (immagine tratta da Wikipedia.it)


lunedì 9 luglio 2012

Il Porcellino

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Presso le Logge del Mercato Nuovo, dette anche del Mercato del Porcellino, trova collocazione la statua bronzea, appunto, del Porcellino, sebbene l’opera in realtà raffiguri un cinghiale. La statua deriva da una, a sua volta, copia romana di un marmo greco, che papa Pio IV donò a Cosimo I nella sua visita a Roma nel 1560, quale simbolo di coraggio. Di quest’opera romana, oggi custodita agli Uffizi, nel 1512 Cosimo incaricò Pietro Tacca (1577-1640) di farne una copia in bronzo che avrebbe ornato Palazzo Pitti. A causa di vari rinvii, perché al Tacca furono commissionate dal nobile signore altre opere, l’opera bronzea fu pronta solo nel 1633. Nel 1640, Ferdinando II de’Medici decise di fare della statua una fontana (anche la vasca fu opera del Tacca) e di ubicarla sotto la loggia del Mercato Nuovo, così da essere fonte d’acqua per i mercanti. In quel periodo i fiorentini iniziano ad appellare la fontana del “Porcellino”. In origine la fontana era posizionata dinanzi alla spezieria (farmacia) del Cinghiale, su via Por Santa Maria e solo nell’Ottocento, per motivi di viabilità, fu collocata dove oggi possiamo ammirarla. La fontana del Porcellino che oggi vediamo presso le logge, è una copia, infatti l’originale è custodito al Museo Bardini.
La tradizione vuole che toccare il naso del porcellino-cinghiale porti fortuna, ecco spiegato perché il muso sia così lucido; non solo, si indica anche un'altra pratica porta-fortuna, cioè strofinare una moneta sul naso, posizionarla in bocca dell’animale e farla scivolare dalla lingua, se la moneta cadendo, infila la grata e finisce nell’acqua sottostante  il desiderio espresso si realizzerà, si può ripetere il l’operazione anche più volte.
Della statua del porcellino esistono anche altre copie nel mondo: nel parco del castello di Enghien in Belgio, in Place Richelme a Aix-en-Provence, in Francia e davanti all'Ospedale di Sydney (dono del 1968 della fiorentina Marchesa Fiaschi Torrigiani in memoria del medico italiano attivo in Australia Piero Fiaschi), infine anche nel film "Harry Potter e i doni della morte - parte 2", si nota la riproduzione della statua del Porcellino all'interno della Stanza delle Necessità.
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mercoledì 4 luglio 2012

Il “Tabernacolo delle cinque lampade”, Giotto, un omicidio e l’architettura contemporanea

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

In via Ricasoli, angolo via de’Pucci, vi è il Tabernacolo delle cinque lampade, così chiamato proprio perché è adornato da cinque grandi lampade di ferro battuto. Il Tabernacolo si compone di due affreschi, il primo “Madonna col bambino in trono e santi”, il più grande è del Trecento, opera di dubbia attribuzione ((Buffalmacco o Lippo di Benivieni), invece, il secondo “Madonna col bambino in trono e angeli”, più piccolo, è opera cinquecentesca di Cosimo Rosselli. I due affreschi sono gli elementi originari di questo tabernacolo. Infatti l’arco a tutto sesto, a protezione degli affreschi, e le lampade votive sono interventi ottocenteschi.
Questo angolo di Firenze è ricordato anche per due avvenimenti. Nell’edizione del 1906 di G. Vasari, Vite (edizione Sansoni), Gaetano Milanesi, che ne cura le annotazioni, ricorda il tabernacolo e che in un’abitazione presso questo canto  visse gli ultimi anni della sua vita Giotto: “il dì 8 gennaio 1336 muore in Firenze in via del Cocomero (oggi Ricasoli) e precisamente nella casa ov’è il Tabernacolo delle 5 lampade, il celeberrimo pittore e architetto mugellano, Giotto di Bondone, nato al Colle nel popolo di San Cassiano in Padule l’anno 1266.”
Invece, per strada, proprio davanti al tabernacolo, nel Settecento si consumò un fatto di sangue che fece molto scalpore. Qui fu assassinato il letterato Tommaso Bonaventura; omicidio che  avvenne per mano del bargello (il capo della polizia che aveva sede nel Palazzo, appunto,  del Bargello), su mandato del Granduca Gian Gastone, l’ultimo Granduca de' Medici. Il Bonaventura  fu ritenuto “colpevole” di aver riferito alla corte di Vienna le dissolutezze e inettitudini del Granduca.
Infine un’ultima curiosità. A lato destro e sopra sulla sinistra del tabernacolo due targhe ricordano che questo è stato restaurato grazie al contributo della famiglia del fiorentino Gamberini, in ricordo di Italo Gamberini. Gamberini (1907-1990) è stato importante architetto, sue a Firenze, tra le tante opere, in collaborazione con altri progettisti, la sede Rai in Largo De Gasperi, l’Archivio di Stato in Piazza Beccaria, il Ponte alla Vittoria e l’Hotel Brunelleschi di via Santa Elisabetta.
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Via Ricasoli, il Tabernacolo delle cinque lampade

lunedì 2 luglio 2012

Le Notti dell'Archeologia

I Musei civici fiorentini in collaborazione con il Museo dei Ragazzi propongono quattro serate speciali per far rivivere ciò che accadeva nell’antico teatro di Florentia nei primi secoli dopo Cristo. Prenotazione obbligatoria. Info 055-2768224 055-2768558, info.museoragazzi@comune.fi.it
Ore 21 e 22.30

Eventi in Toscana: http://www.regione.toscana.it/nottidellarcheologia

domenica 1 luglio 2012

La Madonna e l’UFO

Testo di Roberto Di Ferdinando

Nella Sala d’Ercole, all’ultimo piano di Palazzo Vecchio è possibile ammirare la “Madonna con Bambino e San Giovannino”, opera attribuita a Filippino Lippi, o più certamente alla sua bottega. L’opera ha un soggetto comune e un valore artistico non particolarmente eccelso, eppure ha assunto una certa notorietà internazionale a causa della raffigurazione di un misterioso oggetto non ben definibile . Infatti, se osserviamo il paesaggio dietro alla Madonna, notiamo un pastore ed il suo cane che, invece, di essere attenti al bestiame, scrutano il cielo dove vi appare un oggetto circolare, di colore grigio, con delle sbarre che si ergono dalla sua parte superiore, come delle antenne, e delle sfere gialle che escono dalla sua parte inferiore. In poche parole potremmo dire un disco volante. L’oggetto non identificato dell’opera fu  osservato e “analizzato” attentamente solo nel 1978, e da quel momento ufologi e studiosi dell’arte si sono interrogati su cosa rappresenti. Per molti, e non solo ufologi, non si può sbagliare, è un UFO, che molto probabilmente apparve nei cieli della Toscana del Quattrocento e tale apparizione fu commissionata al pittore; invece, per gli storici dell’arte si tratterebbe della "nube luminosa", descritta nell'apocrifo Protovangelo di Giacomo, che avrebbe illuminato la scena della Natività. Il quadro è stato restaurato in Italia e studiato negli Stati Uniti e le analisi hanno dimostrato che non si tratta di uno “scherzo postumo”, l’opera è completamente originale. Quindi non vi è certezza su cosa rappresenti quell’oggetto, ma, comunque da quel 1978 l’opera è nota come la "Madonna dell'UFO" o "Madonna del disco volante".
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Particolare della “Madonna con Bambino e San Giovannini”.
Immagine tratta dal blog: UFO HUNTER VIDEO CONTAINER
(http://ufo3-3.blogspot.it/2008/03/contatto-massivo-di-antonio-urzi-e.html)